CANTI ALPINI E LA STORIA
E Cadorna manda a dire
“E Cadorna manda a dire…” forse l’autore, o gli autori, di questo canto non erano ancora a conoscenza del modo di pensare ed agire del Comandante in Capo (Cadorna): strategia offensiva inefficace, una visione tattica difensiva assolutamente scarsa (Caporetto), sanguinose tattiche offensive frontali contro posizioni austriache fortificate che provocarono un’inutile carneficina.
La prima guerra mondiale ha assunto una nuova e sinistra fisionomia molto differente da quella studiata nelle nostre accademie: si pensava ancora alla “garibaldina” mentre il nemico aveva già sperimentato, a lungo, l’efficienza dei reticolati, delle mitragliatrici e trincee fortificate, tutte queste “novità” furono tragicamente sperimentate dai nostri soldati, soprattutto per gli Alpini, che sovente dovettero assaltare posizioni trincerate poste in alto verso le dorsali dei monti. Il Capo, come veniva chiamato, era poco attento alle condizioni di vita dei saldati: autoritario, accentratore e repressivo (decimazioni ed esecuzioni sommarie), allontanava gli ufficiali non allineati ai suoi comandi; tutto questo portò ad un logoramento dell’esercito.
All’inizio del conflitto si inviarono gli Alpini a guarnire, sulla linea di confine più impervia della cerchia alpina: dallo Stelvio al Natisone e all’Isonzo.Sovente capita che un canto, derivi strettamente da un altro di antica data e quindi poco conosciuto; in questo caso è originato da un canto piemontese “i coscritti di Bonaparte” e gli Alpini modificarono Bonaparte con Cadorna e le successive strofe. Ne esistono due versioni entrambe costituite da tre strofe, l’aspetto più importante è nel contenuto: in una versione viene evidenziata la tragedia della guerra causa di dolore e morte, soprattutto per i più giovani; nell’altra versione, forse la prima, gli Alpini si vantano della loro superiorità rispetto alla fanteria e dei bersaglieri, che vengono etichettati come mafiosi. Esiste un’altra versione nella quale la seconda strofa viene descritta l’inferiorità della “buffa” che deve essere aiutata dagli Alpini: “…..incontrammo la buffa fanteria che invocava Giuseppe e Maria, voi altri Alpini veniteci a salvar…”. L’aspetto, un poco spavaldo, di superiorità si trova anche nella seconda strofa del canto “Al comando dei nostri ufficiali” : “… e se qualcuno ti lascia il passaggio noi altri Alpini fermarti saprem…”.
Alpini e fanteria, una rivalità solo nei canti, le notizie storiche confermano che sia gli uni che gli altri hanno contribuito alla vittoria finale a volte sino all’estremo sacrificio.E Cadorna manda a dire
che si trova là sui confini
e ha bisogno degli alpini
per potersi avanzar.
Con pochi battaglioni e senza precisi ordini, che come si vedrà nel corso della guerra sarebbero stati quanto mai utili, le direttive impartite dal comando superiore erano di sapore Napoleonico.che si trova là sui confini
e ha bisogno degli alpini
per potersi avanzar.
Lo schieramento era esiguo, i battaglioni Alpini, i soli adatti alla guerra di montagna erano troppo sparpagliati e troppo pochi, (gli 85 battaglioni Alpini, nel 1915, erano utilizzati principalmente per la copertura dei confini ed azioni ad alta quota, a differenza della fanteria, 868 battaglioni, utilizzata come massa d’urto) soprattutto perché Cadorna voleva sfondare in direzione di Sesto Pusteria e San Candido per passare in val Gail. In questa valle, Gailtal, che pur attraversata da azioni militari, non fu l’epicentro di un singolo grande e decisivo sfondamento, ma rimase spesso teatro di incursioni e operazioni di confine. Nel corso del 1915 le azioni militari ad alta quota (la “Guerra Bianca”) aumentarono e questo portò ad una rapida moltiplicazione dei battaglioni Alpini, comunque in proporzione, pochi rispetto alla massa della fanteria.
La fanteria è troppo debole,
i bersaglieri sono mafiosi,
ma gli alpini son valorosi
su pei monti a guerreggiar.
Questa strofa è parte di una versione del canto: quella del 1897, qui gli Alpini si vantano in modo quasi scherzoso della superiorità del corpo rispetto agli altri (“la fanteria è troppo debole / i bersaglieri sono mafiosi”), ma restano le epiche gesta degli Alpini che conquistano con audaci scalate importanti posizioni nemiche: Joseph Gaspard sulla Tofana di Rozes, ed altre molto fortificate: Monte Nero, Adamello, (la guerra bianca), Monte Grappa, Monte Cauriol.i bersaglieri sono mafiosi,
ma gli alpini son valorosi
su pei monti a guerreggiar.
Novantasette fatti coraggio,
che le porte son bombardate:
tra fucili e cannonate,
anche l’Austria cederà.
In questa strofa il riferimento è alla classe del ’97, giovani con pochissimo addestramento inviati al fronte! “…. fatti coraggio… “l’autore, o gli autori, di questa hanno scritto ben conoscono la situazione: dolore e morte, soprattutto per i giovani, malgrado la convinzione che in qualche modo l’Austria cederà. Alla fine del conflitto gli austro-ungarici hanno ceduto ma a quale prezzo ……. Il dolore per la perdita dei propri cari e compagni, il disastro sociale/economico e la distruzione di gran parte di territori: agricoli, aziende produttive, abitazioni, la grave crisi economica post-bellica fu anche causa della ripresa dell’emigrazione verso altri paesi.tra fucili e cannonate,
anche l’Austria cederà.
Novantotto su coraggio
che le porte son bombardate
tra fucili e cannonate
il nemico cederà.
Questa strofa e la successiva fanno parte di un’altra versione con tutta probabilità riguardante la classe ’98tra fucili e cannonate
il nemico cederà.
Cara mamma non tremare
se non vedi più ritornare
un Alpino militare
che di guardia sui confin
un Alpino militare
che di guardia resterà.
se non vedi più ritornare
un Alpino militare
che di guardia sui confin
un Alpino militare
che di guardia resterà.
Emerge sempre il dramma del distacco dai propri cari, la mamma nei canti di trincea è particolarmente ricordata, questa strofa trasmette un messaggio drammatico “… se non vedi più ritornare …” perché al fronte le possibilità di non ritorno erano diverse: assalti, bombardamenti, il clima avverso, la denutrizione e le malattie. Il tema del distacco dagli affetti, in particolare la mamma, è presente in molti canti Alpini: nel canto sopra citato “Al comando dei nostri ufficiali” l’ultima strofa pone in evidenza la disperazione e la speranza di rivedere il proprio figlio: “care mamme che tanto pregate non disperate pei vostri figlioli, perché sull’alpe non siamo noi soli, c’è tutta Italia che a fianco ci sta”. Questi ragazzi, sui vent’anni, vennero inviati nelle zone del Monte Grappa e del Piave, per colmare i vuoti e sostenere lo sforzo bellico, dove si giocò la resistenza Italiana; il loro apporto fu fondamentale per stabilizzare il fronte portando un rinnovato senso di missione e patriottismo. “I Ragazzi del ‘99” vengono ricordati come un caso eccezionale nella storia militare Italiana.