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ANA Sezione Valdostana

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CANTI ALPINI E LA STORIA
 Alpini in Libia
 
La guerra il Libia fu attivata da Giovanni Giolitti, anche sotto la pressione di nazionalisti e gruppi industriali, il quale intuì che il prestigio nazionale richiedeva una “politica esterna più ferma” per contrastare il dominio franco-britannico nel mediterraneo per evitare che l’Italia venisse esclusa dalla competizione coloniale, dato anche che in Marocco i francesi avevano creato delle colonie, si decise di intervenire il Libia malgrado la ferma opposizione della turchia; quindi il 29 settembre 1911 venne dichiarata guerra per conquistare la terra “promessa”. Gli Alpini vi parteciparono in gran numero: costruire strade, scalare montagne, caricarsi in spalla i cannoni quando i muli non potevano più procedere. In questa campagna di Libia la figura del Colonnello Cantore emerge in tutta la sua grandezza che diventerà poi, da quel giorno di luglio del 1915, la leggenda.
 
Questa “canta”, il cui testo è chiaramente di origine popolare, è attribuita ad un anonimo Alpino del battaglione Saluzzo che ha preso parte nella campagna di Libia del 1911. La storica impresa di “Uadi Derna” durante la quale gli Alpini vennero mandati a combattere per strappare la Tripolitania e la Cirenaica all’ormai decadente Impero Ottomano; dopo la battaglia, nella quale i turchi subirono una pesante sconfitta, sembra sia stato scritto il testo, nel quale: l’amor patrio, gli affetti (Italia, mamma e morosa), la lontananza da casa, la violenza della guerra e la morte sono ben evidenziati. È considerato fra le più antiche cante degli Alpini.

E la nave s'accosta pian piano     
salutando Italia sei bella
al vederti mi sembri una stella,
o morosa ti debbo lasciar.
Il 12 ottobre 1911 il primo scaglione di Alpini sbarca a Tripoli, gruppi di artiglieria e battaglioni Alpini: Fenestrelle, Saluzzo, Mondovì, Ivrea ed altri seguirono nei mesi successivi. Gli Alpini sbarcano con l’animo proteso verso l’ignoto avvenire: uomini, in larga parte semi-alfabeti non abituati ad ambienti desolati, che facevano emergere sempre più la bellezza del mondo dal quale erano stati strappati, il pensiero va allora alla “baita”, agli affetti lontani ed alla morosa: ci rivedremo?
Il battaglione Aosta non risulta tra i reparti attivi durante questo conflitto, ma un quadro recante 47 fotografie di Alpini Valdostani reduci dalla Libia dimostra che alcuni di loro presero parte al conflitto come aggregati ad altri battaglioni, oppure inquadrati nel battaglione Ivrea.

Allora il capitano mi allungò la mano               
sopra il bastimento, mi vuol salutare,
e poi mi disse, i turchi son là.
Dal molo, i saluti dei marinai…., e subito in marcia per contrastare i Turchi: la resistenza a Derna, Bengasi e Homs chiarisce subito la situazione, anche a Tripoli le operazioni sono complesse. Gli scontri impegnano e diventano sempre più duri: il comandante turco Enver Bey vuole ricacciare in mare gli Italiani.

E difatti si videro spuntare,                   
le nostre trombe si misero a suonare
le nostre penne al vento volavano
tra la bufera e il rombo del cannon.
 
Le località degli scontri sono nella leggenda: Misurata, Macabez, Sidi Saiz, Zuara, Due Palme, e ancora Derna. I turchi contrattaccano nel settore di Derna, gli Alpini fanno muro, è una battaglia disperata che si conclude con un netto successo Italiano. Sul fronte occidentale l’attacco Italiano si dimostra difficile, i turco-arabi sono trincerati, i sentieri sono scarsi, a complicare la situazione il vento torrido del deserto carico si sabbia e senza acqua. Dall’Italia vengono inviati altri battaglioni Alpini tra cui il Tolmezzo ed il Feltre al comando del Col. Antonio Cantore (nota: nel 1903, col grado di tenente colonnello, al comando del battaglione "Aosta" del 4º reggimento; di questo periodo si ricordano la difficile traversata del monte Rutor effettuata con tutto il battaglione, e la guida degli ufficiali del reparto in una impegnativa ascensione del Monte Bianco).
 
E a colpi disperati mezzi massacrati                 
dalle baionette i turchi fuggivano
gridando alpini
abbiate pietà
 
A Cirene gli Alpini di Cantore sopraffecero i beduini a cavallo che attaccarono il presidio di El Merg; il 16 settembre attaccarono il campo di Tecniz nel quale erano riuniti gli sconfitti ad Ettangi e di altre basi beduine e che vennero dispersi. In questa cruenta battaglia cadde il Gen. Torelli, comandante del presidio di Cirene, ma i beduini si ritirarono davanti alle baionette degli Alpini. L’anonimo Alpino che ha redatto questa “canta” ha descritto probabilmente l’episodio che ha vissuto e che in questi versi invoca “…i tuoi Alpini o Italia morivano”: la storia si ripete, anche ai nostri giorni i governi spinti dal nazionalismo e soprattutto da interessi economici, inviano al fronte giovani soldati; dice il Machiavelli “la storia si ripete perché la natura umana non cambia e gli eventi sociali sono soggetti a cicli simili nel tempo…”.
 
Sulle dune coperte di sabbia                
i tuoi alpini, o Italia, morivano
ma nelle veglie ancor ti sognavano,
con la morosa e la mamma nel cuor.
Durante le veglie, nelle tende con i compagni, si ricordano i compagni andati avanti, gli Alpini che sono caduti nelle battaglie di Ain Zara, nella difesa della ridotta Lombardia difesa dalla 51^ compagnia del battaglione Edolo, per citarne alcune, ma non manca un pensiero a casa: la mamma e la morosa; la speranza di rivederle.
 
E col fucile in spalla caricato a palla         
sono ben armato, paura non ho;
quando avrò vinto ritornerò!
La guerra terminò nell’ottobre del 1912 con la vittoria dell’Italia che dovette fare un notevole sforzo militare ed anche umano; gli Alpini vennero rimpatriati in parte il 6 ottobre; 4 battaglioni: Fenestrelle, Ivrea, Vestone e Feltre rientrarono fra il 10 ed il 20 agosto 1914 quando scoppiò la prima guerra mondiale, ad eccezione di sette batterie da montagna che rimasero in Libia.
Il Col. Cantore già stimato dai suoi Alpini tanto che durante la prima guerra mondiale viene ritrovato il suo Ordine del Giorno, emesso al termine del conflitto in Libia, nelle tasche di Alpini caduti: “…in questo momento solenne in cui lasciate il suolo libico, raccogliamo però i nostri sentimenti e i nostri affetti e portiamoli circonfusi di amore e di fede, ai compagni nostri gloriosi, che al bacio della vittoria, col pensiero della Patria nel cuore, sono caduti da prodi….”.
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